Un lupo che dorme sotto le nostre Ceneri

Al Teatro di Rifredi la favola nera di Plexus Polaire

Di David Della Scala

Lo spazio teatrale è uno spazio vuoto. Pensare al teatro in questi termini, come a un oggetto inerme, come mero spazio fisico può sembrare scioccante, persino blasfemo. E se invece questo esercizio mentale, questa tabula rasa fosse… salutare? Se svuotarlo completamente fosse un modo per capire quante infinite possibilità espressive potrebbero trovare posto in quello spazio?

Ieri sera un teatro di Firenze, il Teatro Di Rifredi, ha offerto alla giovane compagnia franco norvegese Plexus Polaire il suo palco, la sua nuda fisicità e il suo buio primigenio. Alla regista Yingvil Aspeli e ai suoi attori-marionettisti Rifredi ha lasciato l’opportunità di far emergere dall’oscurità la loro favola nera e a noi, seduti in platea, quella di assistere ad uno spettacolo dove ogni dimensione dello spazio teatrale veniva impiegata per creare immagini e suggestioni di rara bellezza, trasformandolo in una vera e propria lanterna magica.

Ispirato al romanzo «Prima del fuoco» dello scrittore Gaute Heivoll, Ceneri è un esempio di come diversi linguaggi espressivi possano essere impiegati con misura e incisività per creare un discorso narrativo appassionante, sorprendente.

Ceneri parla di uno scrittore alla ricerca della sua storia, del suo protagonista. Un giovane uomo alla deriva, ciondolante tra l’ispirazione e l’oblio dell’alcool che si aggrappa all’improvviso ad un’idea, ad un ricordo d’infanzia: i racconti di suo padre su un piromane responsabile di una serie di incendi che avevano devastato la Norvegia durante la stessa primavera in cui lui era nato. Un maniaco ossessionato dal fuoco, un miserabile mostro ma per il quale lo scrittore seppur con sgomento, si sorprende a provare una sorta di affinità, di empatica pietà. Perché in fondo, nella sua vita di ordinaria crudeltà e solitudine anche lui è stato tanto miserabile quanto mostruoso.

Per raccontare Ceneri Plexus Polaire affianca agli attori in carne ed ossa  marionette di diverse dimensioni che raffigurano lo stesso personaggio, ma a volte più piccole e inserite in scenari in miniatura che ricostruiscono gli eventi passati, a volte a misura d’uomo per interagire e persino lottare con gli attori burattinai che le muovono. E l’utilizzo della profondità scenica, delle superfici invisibili dove proiettare giochi di luce e suggestioni video rendono l’impatto visivo semplicemente meraviglioso. Dal buio del palco emergono scenari di villaggi in fiamme, appaiono le frasi che lo scrittore digita sulla tastiera del suo pc e grazie ai chiaroscuri e al sapiente uso dell’illusione prospettica i mirabili simulacri umani protagonisti della vicenda corrono, respirano, si muovono. Si può avvertire il freddo delle notti di quella primavera norvegese e il calore delle fiamme dei roghi e il merito non è solo della potenza visiva di questo spettacolo ma anche della precisione della sua drammaturgia.

Oltre che un eccezionale esempio di teatro visuale, Ceneri è ben scritto, ben raccontato. In un’ora si viene perfettamente condotti tra le tematiche della storia e con pochi accenni didascalici si giunge ad una risoluzione credibile che non manca di una sua dignità letteraria. Vi sono momenti di sublime poesia come quando lo scrittore marionettista danza con il suo protagonista marionetta e le loro figure di confondono, si odiano, si amano, si bisbigliano mute parole di conforto.

E poi, come in ogni favola nera che si rispetti… c’è un lupo. Una creazione di artigianato scenico, un effetto visivo, chi può dirlo? Quando appare si è talmente suggestionati da saltare sulla poltrona. Rimane solo l’immagine dei suoi occhi gialli, enormi che mentre il buio torna sul palco e in sala continuano a brillare. Sono gli occhi della bestia che riposa, ma non dorme mai dentro di noi. Quella che in silenzio sta acquattata sotto le nostre… Ceneri.

Con la prima assoluta in Italia di Ceneri il Teatro Di Rifredi conferma il suo ruolo di approdo per diverse forme di linguaggio e il suo coraggio di avanzare una proposta differente, accattivante, meritevole di attenzione.