Per dare agli adulti… un’ infanzia felice

Lo spettacolo pedagogico di Antonella Questa al Teatro Di Rifredi

 

di David Della Scala

 

Gli psicologi la chiamano “coazione a ripetere”.  Pantalone non si tira mai indietro di fronte ad un duello con un uomo più giovane, Rosaura non è capace di resistere al pettegolezzo e allo stesso modo anche noi ci muoviamo sul palcoscenico della vita seguendo un canovaccio, una serie di indicazioni che descrivono quello che siamo o riteniamo di essere e tutto quello che volenti o nolenti continueremo a replicare all’infinito. Eric Berne ragionando su quanto questo fenomeno fosse più o meno conscio arrivò a parlare addirittura di un “copione”, che se proprio vogliamo fare uno sforzo di immaginazione potrebbe all’incirca suonare così:

Stai zitto, stai fermo, muoviti, dì qualcosa, vestiti, non sai vestirti, come sei intelligente, quanto sei sciocco, guarda, non guardare, dammi un bacio, non starmi sempre attaccato e poi mi raccomando: dì sempre la verità… questo però non glielo diciamo a papà. Perchè tu sei buono, perché tu sei cattivo.”

E’ interessante come nello spettacolo Infanzia Felice la sua unica interprete, dando vita a tutti personaggi della storia, abbia scelto di mettere in scena solo gli adulti. Mentre con un gesto, uno soltanto per ognuno di loro, Antonella Questa fa  comparire di fronte ai nostri occhi la maestra Caramella, la mamma in carriera con la sua chat di genitori incazzati, la preside alcolista e il vecchio padre stritolato dall’aridità delle sue manie autoritarie, ai bambini della classe il testo riserva invece la discrezione del discorso indiretto, del racconto puro.

Il motivo è che Infanzia Felice è un racconto pedagogico, ma rivolto agli adulti. Gli adulti che sono il risultato di quella coazione a ripetere, di quel copione che genitori e insegnanti hanno scritto per loro quando erano bambini e che adesso ne stanno scrivendo un altro per i loro figli, per i loro alunni, imprigionandoli per sempre su uno dei lati della lavagna : buoni o cattivi

Sebbene ideato per esser proposto nell’ambito di contesti istituzionali, lo spettacolo di Antonella Questa oltre che una sorprendente prova di bravura della sua interprete è indubbio esempio di un teatro mirabilmente confezionato, ben realizzato e soprattutto ben scritto. La scelta di proporre un ragionamento che stimoli gli educatori per prima cosa ad indagare su loro stessi piuttosto che lanciarsi in complesse e capziose analisi sulle nuove generazioni a qualcuno suonerà scontata, ma tramite l’efficacia dell’ affabulazione e la solidità di una narrazione che strizza l’occhio al filmico, questa piccola favola per attrice sola rende credibile la sua tavolozza di colori che col pastello più rassicurante o il vermiglio più viscerale riesce a ispirare, commuovere e perché no, motivare…

…e magari rimettere mano a quel copione che tanto tempo fa qualcuno ha scritto per noi.