A tempo di musica fin dentro la memoria.

Sofisticato, autentico: il bel viaggio in musica nella memoria di Carlo Levi firmato Andrea Mancini

Di Manuela Bazzoli

 

Al teatro Puccini, ieri sera, “Carlo Levi: Cristo si è fermato ad Eboli”una riduzione artistica con la regia di Andrea Mancini da un’idea di Gianluca Rosucci con gli attori Paolo Giommarelli e Silvia Bagnoli e la partecipazione straordinaria di
Riccardo Joshua Moretti e Daniela Maccari.

La regia di Mancini attraverso musica, teatro e danza ha condotto il pubblico in un impegnativo viaggio interiore alla scoperta dell’identità dell’autore, dentro la sua stessa memoria. Un percorso intimo che all’indietro ripercorre gli anni del confino, dell’allontanamento nei luoghi italiani arcaici della Basilicata, fino poi alla successiva scoperta della Sicilia e del Sud tutto, che Levi lega al resto dell’Italia attraverso la sua figura d’intellettuale, di filosofo e poi di meridionalista.

Lo spettacolo è davvero intenso, dalla regia asciutta ed essenziale. Portavoce di speranza, di energia e rinnovamento per raccontare l’ alterità e antitetica complementarità dei concetti di partenza e di ritorno, di scoperta e di mistero.
Il racconto in prosa é recitato dal protagonista Paolo Giommarelli la cui recitazione coinvolgente ed onesta, l’ha contraddistinto sia come attore di teatro che per i suoi impegni cinematografici e in TV nella soap ” Un posto al sole’, e da Silvia Bagnoli che veste i panni di Linuccia Saba, figlia di Umberto, compagna di sempre del medico torinese, dall’ impegno e presenza bella e convincente. Sullo sfondo e non solo, la musica ebraica del maestro Riccardo Joshua Moretti al pianoforte e la sublime danza di un Sud senza tempo, interpretata da Daniela Maccari, prima ballerina del Lindsay Kemp che entra in scena col suo abito rosso fuoco, rosso passione e conduce il confinato Carlo Levi ed il pubblico alle emozioni più ancestrali dell’uomo.
Un lavoro di regia autentica e sofisticata nella ricerca. Peccato che il pubblico fiorentino abbia risposto a questa prima con poca generosità, riempiendo il teatro solo per due terzi…