Con gli occhi chiusi, carezzare il lupo

Ad Unghia ad Unghia: il rituale sonoro di Cristina Abati

Di David Della Scala

C’è un vizietto, una certa malcelata inclinazione che accumuna il teatro di prosa tradizionale alla più pioneristica esibizione di performing art contemporanea: il complicato rapporto con il testo. Osannato, santificato,  riletto, riscritto, tradito…nel mestiere della scena il testo e le sue parole fanno sempre la parte di quella mogliettina tanto cara ma un po’ esosa nei confronti della quale tutto è lecito, a patto che alla fine si torni da lei per darle un affettuoso bacio sulla fronte. Insomma il teatro è cosa viva, sul palcoscenico si va in guerra e invece il testo…be’ in fondo il testo, come posso dire? Il testo stà lì, poverino.

Eppure Cristina Abati, col suo Ad Unghia ad Unghia, proposto nell’ambito del Festival La Democrazia Del Corpo presso Cango, è riuscita ad indicare una strada percorribile per tentare di risolvere il non facile rapporto tra l’immediatezza dell’ azione performativa e l’inesauribile simbologia deduttiva della parola scritta.

Così, nell’ approcciarsi alla poetica di “Nel Bosco”, il testo di Elisa Biagini dal quale la performance è stata tratta, Cristina Abati si è comportata come una musicista di fronte ad una partitura da riarrangiare: ogni parola è stata prima soppesata come un corpo singolo, come un universo sonoro autosufficiente e poi restituita al fraseggio designato dal testo originale. Strumenti di questa orchestrazione, sono state le tre performer in scena, Vanessa Cascio, Jessica Doccioli e Filippa Tolaro. Tre attrici non vedenti o ipovedenti,  come rispettosamente e correttamente i comunicati stampa hanno sottolineato, ma che si sono prestate con sapiente e deliziosa provocazione ad offrire la loro cecità come chiave di accesso per godere della natura sonora di questo spettacolo.

Tre donne, tre figlie, tre Gretel, tre streghe. Tutte e tre riunite intorno al tavolo circolare, unico elemento della scena, sulla mano destra indossano un guanto simile alla zampa di un lupo grigio. Ed è con gli artigli di quella zampa che ognuna di loro legge il testo che le sta davanti: una copia della sceneggiatura o forse un grimorio scritto in braille, alfabeto tattile che attraverso quegli artigli di lupo che lo sfiorano fa fluire le parole nei corpi delle attrici per poi farle affiorare nelle loro bocche, come sostanza viva e suonante.

L’azione visibile è sì confinata in quel triangolo di donne sedute intorno ad un tavolo, ma è proprio da quella figura geometrica e medianica, dal salmodiare delle parole ripetute e dallo schioccare dei palati che scaturisce  la magia che ci rapisce, ci coinvolge e ci invoglia a chiudere gli occhi per sperimentare, con puerile e mediocre sicurezza, il brivido di accarezzare quel lupo…

“…beviti il nero che ti goccia dentro al cappuccio, che insiste nella bocca come capello tra i denti…”

Caratterizzato da un certo gusto per l’esoterico, Ad Unghia ad Unghia si presenta come un bellissimo esperimento, un tentativo di mettere al centro della scena le parole di un testo poetico facendo leva sulla loro intrinseca concretezza musicale. Certamente in questa operazione alcune delle tematiche annunciate come centrali nel discorso di questo spettacolo (“rilettura di Cappucetto Rosso”, “femminile domestico e carnale”) si rivelano più che altro come un pretesto, una suggestione dalla quale partire per elaborare un sistema formale, una procedura attuativa che tramuti lo scritto in sostanza. Un cerimoniale alchemico, un’eucarestia dove la parola attraversi la carne e, tanto per cominciare, si faccia suono.

 

 

Ad Unghia ad Unghia

 

con Vanessa Cascio, Jessica Doccioli e Filippa Tolaro
liberamente tratto da un testo di Elisa Biagini
regia e suoni: Cristina Abati
luci: Marco Santambrogio
scene: Eva Sgrò
assistente al progetto: Maura Pieri
si ringrazia: Maria Pecchioli, Spartaco Cortesi, Marco Baldini, Blutwurst

Produzione FOSCA con il sostegno di Regione Toscana, in collaborazione con Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Firenze, Stamperia Braille Firenze e Il Vivaio del Malcantone, residenze presso Cango/Compagnia Virgilio Sieni e Spazio K/Kinkaleri.