La guerra del teatro nel pantano del presente

 

Al Teatro Di Rifredi, Il Generale diretto e interpretato da Ciro Masella

Di David Della Scala

Una volta le missioni di pace si andavano a fare disarmati. Oggi invece condursi in un territorio ostile senza fucili o cannoni è considerato come  qualcosa di sospetto, che spinge a chiedersi “Si, vabbè… ma cosa c’è dietro?”. Insomma il buono puzza, mentre il cattivo emana quell’ odore che sarà pure spiacevole ma che quantomeno… rassicura.

Lo sa bene “Il Generale” protagonista dello spettacolo firmato da Emanuele Aldrovandi, diretto e interpretato da Ciro Masella, nelle cui mani è stata affidata una guerra, ops scusate, una missione di pace atta ad estirpare alla radice la minaccia terroristica che si sta propagando nel mondo civilizzato. E per adempiere alla sua missione il nostro ha un piano ben preciso: una personalissima ed estetica “soluzione finale” tanto lontana da ogni schema pacifistico quanto imprevedibile rispetto ai normali protocolli militari. Perché il Generale prima di essere un alto ufficiale, è un uomo di alto ingegno: un esteta che non deve tener conto di niente e render conto a nessuno pur di completare la sua opera.

Quello di Aldrovandi è un testo interessante, che in una manciata di dialoghi tra i tre personaggi in scena, confezionati come gag e indubbiamente scritti in punta di penna, scandiscono le surreali vicende della trama. La retorica dell’inadeguatezza della guerra come primordiale risposta alle nuove aberrazioni della violenza contemporanea trova un’inedita declinazione nella figura di quel Generale conscio dei limiti del suo ruolo e quindi visionariamente proiettato verso un nuovo, disumano ma necessario orizzonte.

Un personaggio grottesco, divertente e machiavellico ben ragionato e vivificato dalla bella interpretazione di Ciro Masella, che con la consueta abilità nel tratteggiare caratteri complessi, riesce a imprime al suo protagonista tutta la tridimensionalità del credibile pur mantenendosi nei giusti registri del farsesco. Il suo Generale è come l’adorabile malvagio di un fumetto che scena dopo scena, o appunto striscia dopo striscia, si delinea interagendo coi suoi sottoposti: Michele Di Giacomo, bravissimo nel ruolo del tenentino costretto ad essere adepto della filosofia del Generale ma che al punto giusto sa “sollevare la testa” sia come personaggio che come attore, donandoci una godibile intensità interpretativa e Marzia Gallo, con la sua donna soldato alla quale è affidato uno dei monologhi più schietti e disarmanti dello spettacolo, che l’attrice rilascia con opportuna e liberatoria cattiveria. L’interplay tra gli interpreti è godibilissimo, visibile frutto della regia e della metabolizzazione ritmica del testo da parte di Masella.

Tuttavia l’impianto del testo, seppur scoppiettante e paradossale non può far altro che scaricare tutto il suo peso su un finale fortemente simbolico e cupo, dove un convitato di pietra trasformerà tutte le astuzie del Generale in vana superbia e le perplessità accumulate dallo spettatore in un droppo in gola, che non sarà facile digerire.

Ora, Il Generale è stato scritto nel 2010. Era l’anno in cui il generale statunitense Stanley A. McChrystal veniva sollevato dall’incarico di comandante in Afghanistan in seguito a un reportage intervista di Rolling Stones che evidenziava tutta l’inadeguatezza dell’intervento americano in quel territorio. Non so se Emanuele Aldrovandi abbia pensato a questo episodio mentre scriveva la pièce. Di certo l’autore emiliano ha avuto tutta la cura di circostanziare la storia  in un territorio narrativo che alludesse alla recente attualità e che al contempo fosse universalmente valevole. Ma in ogni caso, assistere ad una  rappresentazione del suo “Il Generale” in punti diversi nella linea temporale che ci separano dalla sua stesura, con tutto l’altalenarsi dell’interesse mediatico intorno alle questioni dalle quali scaturisce il plot dello spettacolo, produrrebbe nel pubblico (ivi compreso il sottoscritto articolista) effetti molto diversi. Cosa avrei pensato dieci anni, sette decapitazioni, quindici bombe e due amministrazioni fa?

Forse sarei stato, come lo sono adesso, uno spettatore reduce di un qualcosa di imperfetto ma coraggioso. Un teatro che ha il coraggio di tuffare le mani nel pantano che nessun Generale vorrebbe affrontare: la nostra storia, quella recente. Senza distanza, corpo a corpo.

 

Pupi e Fresedde-Teatro di Rifredi / Uthopia

IL GENERALE

di Emanuele Aldrovandi

regia Ciro Masella

con Ciro Masella, Michele Di Giacomo, Marzia Gallo

scena Federico Biancalani  | luci Henry Banzi e Fabio Massimo Sunzini

suoni  Angelo Benedetti  | a cura di Julia Lomuto | progetto grafico Luca Morganti