La (vera) bravura rende leggeri

  • Al Teatro Di Rifredi, il gioco musicale della Rimbamband diretto da Gioele Dix

 

Di David Della Scala

A chi non piace la bravura? Assistere all’esibizione di un virtuoso è un’esperienza formidabile, diciamo pure un onore per gli spettatori. Insomma la bravura si guarda o si ascolta in religioso silenzio, se non altro per poi poter dire: “Mi ha lasciato senza parole.”

Eppure c’è qualcosa che i virtuosi, spettacolo dopo spettacolo e prova dopo prova, tendono facilmente a dimenticare: il teatro e la musica sono anche e soprattutto… un gioco.

Manicomic, in scena al Teatro Di Rifredi è uno spettacolo generoso, un gioco divertente e splendidamente leggero. Una cavalcata di gag e divertissement musicali  dove la Rimbamband sullo scheletro di un pretesto narrativo, ovvero una seduta di musicoterapia di gruppo, orbita intorno alla cifra dell’avanspettacolo dissacrando gli oggetti delle sue stesse citazioni: da Renato Rascel a Fred Astaire, passando per Louis Prima, Claudio Villa e Al Bano. Quest’ultimo reso un tormentone dal personaggio di Renato Ciardo, la cui sindrome da personalità multipla indugia volentieri sulla figura del cantante pugliese.

Nei panni di terapista, capocomico nonché spalla delle intemperanze di questa gabbia di matti, c’è Raffaello Tullo, che è anche autore dello spettacolo. Quella del suo testo è una comicità garbata, priva di volgarità e lontana da ogni mordente complessità, ma dove ogni battuta ha il valore dell’immediatezza senza apparire mai “telefonata”, scontata.

Un’intelaiatura leggera che giustifica e valorizza i giochi musicali del sax di Nicolò Pantaleo, delle tastiere di Francesco Pagliarulo, del contrabbasso di Vittorio Bruno e della batteria di Ciardo. La sensazione per il pubblico è quella di trovarsi in compagnia di cinque amici che sappiamo in grado di farci divertire con  la musica, con le parodie, le imitazioni e le battute scanzonate.

Una sensazione di familiarità e di informalità che ha una profonda connessione con il linguaggio televisivo: quello un po’ da prima rete e, vivaddio, quello più riuscito. Merito senza alcun dubbio della regia firmata da Gioele Dix, la cui intelligenza ha reso fluido e credibile l’alternarsi delle varie performance di questa satura lanx, dove si ride molto, si batte il tempo e si rimane a bocca aperta davanti alle sue tante, gustose trovate. Sinfonie suonate con i campanelli, cori a cappella sul ritmo di palloni da basket palleggiati sul palco e coreografie di tip tap dove Tullo e gli altri entrano ed escono da un megaschermo al centro della scena, duettando con i loro avatar digitali.

La Rimbamband, non c’è dubbio,  è un gruppo di talentuosi. Un po’ attori, un po’ clown e più di ogni altra cosa, un quintetto di bravissimi musicisti. E ciò che rende un virtuoso un musicista, un vero musicista, è la capacità di maneggiare la musica come fosse un giocattolo. Per generare meraviglia, o più semplicemente…pura gioia.