Via dal panico, da un’altra parte

 

Al Teatro di Rifredi Luca Avagliano somministra una buona dose di non-sense per combattere il panico

 

Di David Della Scala

C’è solo un modo per non farsi prendere dal panico. Iniziare a correre.                Ok, ma dove? Che ne so, improvvisate: di là, di qua, di sopra, in diagonale, persino in tondo se vi va, non ha nessuna importanza. L’importante è che a furia di correre ad un certo punto non abbiate la più pallida idea di dove cavolo siete finiti. Perché se neanche voi sapete dove siete…col piffero che il panico vi trova. E’ scienza amici.                            Cioè, non proprio scienza: è patafisica.

Ed è una corsa “Niente Panico – vagheggiamenti di un patafisico involontario” di e con Luca Avagliano, premiato come miglior spettacolo alla rassegna NOPS 2018 e andato in scena questo fine settimana al Teatro Di Rifredi di Firenze.                                    Una corsa velocissima che con la sua mitragliata di calembour e situazioni paradossali ha travolto il pubblico e, proprio in questi giorni così ansiogeni, lo ha trascinato nel luogo più salutare e più sicuro che si possa immaginare: da un’altra parte.

La corsa di questo monologo per attore in pigiama inizia con la più tipica delle situazioni: c’è un uomo e… c’era una donna. Tanto per cambiare la donna non c’è più e quindi quell’uomo è solo. Oddio, solo si fa per dire perché nel corso di un’ora vedremo quell’unico attore sul palco trasfigurare in una carrellata di personaggi che popolano la desolazione delle sue ansie: il parroco, il vicino sessuomane, il diabolico terapista, il pallosissimo bambino interiore, sua mamma, i protagonisti dei documentari che si somministra nel cuore della notte, i piccioni e gli alieni con tanto di raggio verde.

Tra giochi di parole, canzoni improbabili, attentati dinamitardi alla quarta parete, danze estatiche e ritmo impeccabile, Luca Avagliano si dimostra un abilissimo pentathlonista, nonchè un attore che sa scovare e percorrere diversi canali espressivi senza mai sfiorarne le pareti. Non è tenero, ma sa farsi amare. Non è morale ma non ha alcun bisogno di essere cattivo. E’ da un’altra parte, Luca Avagliano, eppure è lì con noi. O siamo noi con lui, chi lo sa.                                                                                          Del resto, questa è la vera potenza di Niente Panico: non dare mai coordinate per dimostrare che quando un discorso fila, non importa che sia logico.

Un bel testo, scritto in punta di follia che con grande intelligenza sa tenersi lontano da ogni velleità edificante o educativa. Niente Panico è una doccia fredda che ci lava via di dosso certi dotti ragionamenti che si sono macchiati del crimine di ridurre Ubu Re a una riflessione sul potere o le frasi di Groucho Marx a aforismi esistenziali. Una corsa nella quale il non sense torna a trionfare, lasciandosi alle spalle chiunque si affanni per acciuffarlo. Panico compreso.

Kanterstrasse Teatro

NIENTE PANICO*

*vaneggiamenti di un patafisico involontario

luci Marco Santambrogio
scena Eva Sgrò
confronto in amicizia sul testo Astutillo Smeriglia
la canzone “Filumè” è stata musicata da Michele Maione