Perpendicolare, asincrona armonia

 

Il sistema cosmologico di Donà, Lanza e Ninarello a Fabbrica Europa

Di David Della Scala

 

Musica+danza=armonia. Eppure anche il matrimonio tra musica e danza sembra non essere esente dal cannibalismo domestico. La danza fagocita la musica quando in certe performance è evidente che scegliere tra Tchaikovsky e Nick Cave deve essere stato arduo come decidersi tra l’aglio e lo scalogno e al contempo, è la musica a fagocitare la danza in quegl’indipendentissimi video musicali che hanno il sogno mostruosamente proibito di estendere anche al pubblico di nicchia il sacrosanto diritto di avere la sua macarena. Se poi parliamo di canzoni, ovvero di musica e parole, ecco che sia aprono biechi scenari da prime time: finalmente liberato dal quadratino nell’angolo basso dello schermo,  l’interprete della lingua dei segni viene piazzato sul palco tra il cantante e il chitarrista, per attentare tanto alla dignità degli udenti quanto a quella dei non udenti.

Nell’ideare il loro Perpendicolare, Cristina Donà, Daniele Ninarello e Saverio Lanza sembrano aver riflettuto sul fatto che come in molte altre crisi relazionali, nel matrimonio tra musica e danza, o se preferite nell’addizione tra musica e danza, il problema risieda nelle aspettative, nella presunta risultante: l’armonia.

Perpendicolare si apre con la voce di Cristina Donà che offre un’immagine: quella di un allineamento tra terra, luna e sole. La poetica della cantautrice non è nuova alle suggestioni cosmologiche ed è forse per questo che l’evocazione di una formazione tra corpi celesti appare fin da subito una valida lettura per lo spettacolo. Le canzoni della Donà, le elaborazioni sonore di Lanza e il corpo di Ninarello sono tre pianeti. Hanno forma, tempo e peso differente e il loro movimenti, se  osservati singolarmente differiscono completamente l’uno dall’altro.

Nessuna chiave crittografica, nemmeno quella del controtempo, è utile a tradurre i movimenti di Ninarello se li compariamo soltanto alla ritmica dei pattern elaborati da Saverio Lanza ed è altrettanto infruttuoso cercare di scorgere nelle figure del danzatore una qualche simbologia con le parole che si materializzano ad una ad una attraverso il canto della Donà. Trai tre pianeti non c’è nessuna apparente sincronia. Fino a che, in un momento che è talmente sottile da esser difficile da collocare nel tempo, ecco che il nostro sguardo, il nostro udito e la nostra attenzione mettono il grandangolo. Arriva la visione d’insieme. E con essa, l’armonia. L’armonia che non ha niente a che fare con la sincronia, con l’assoggettamento di un linguaggio rispetto ad un altro che se ne deve servire per emergere. L’armonia che è prendere atto dell’esistenza reciproca. E dell’esistenza stessa.

Lo spettatore viene fornito a poco a poco delle nozioni intuitive che fanno sì che davanti a lui un danzatore, un musicista e una canzonettista diventino un sistema cosmogonico funzionante, vivo, credibile. Talmente credibile da contenere e stimolare numerosissime e gustosissime declinazioni interpretative. Cos’è il corpo, il tempo…cos’è lo spazio? All’immagine delle coordinate cosmiche si affianca la metafora del sestante, che necessita di tre punti per funzionare ed è così che le piccole navi che in  “Goccia” aspettavano “un segno dal faro” possono finalmente salpare lasciando il ventre della chitarra di Cristina Donà, sospinte dalle sonorizzazioni di Saverio Lanza e vivificate dalla cinetica di Daniele Ninarello. Il trittico come motore della percezione, del ragionamento

Ok, mi fermo, perché potrei continuare per ore.

Il fatto è che Perpendicolare, che prende il titolo da una delle canzoni di Cristina Donà (“ E’ così che ti sento, perpendicolare al cuore. Verticale amore. Perpendicolare a me…”), è uno spettacolo dove tutta la lirica dell’autrice trova non solo una conferma di validità letteraria, ma un suo assestamento e una solidissima piattaforma per altre costruzioni. L’incontro della Donà e di Lanza con Daniele Ninarello apre nuove prospettive. Perpendicolare sa disattendere tutto quello che ci si può aspettare dal connubio Musica+danza e scardina, vivaddio, ogni sonnolento assioma sul concetto di armonia.

Il sottoscritto articolista conclude però con un appunto, che a costo di essere antipatico, gli prude di fare. Pago anticipatamente pegno sbottonandomi un po’: per quanto valga penso che Cristina Donà sia un fiore all’occhiello non solo per la musica cosiddetta “indie”, ma per il cantautorato italiano in generale. Quando Robert Wyatt ha manifestato il suo apprezzamento per lei non sono stato semplicemente orgoglioso ma ho letteralmente goduto come un rospo. E una delle cose che gradisco di più della Donà è il suo understatement, la sua autoironia. Mi piace andare a sentirla e vedere una grande professionista che all’inizio del concerto affronta il palco con quel briciolo di preoccupazione che un’artista sensibile può avere, senza però sbagliare una virgola e donando anzi allo spettacolo sincerità e coinvolgimento emotivo. Mi piace da matti vederla prendere confidenza e da un certo punto in poi divenire sciolta, divertente e al contempo conscia delle emozioni che sta regalando. E’ una cosa che puzza di spirito adolescenziale e restituisce l’idea di quanto quello che fa sia vero e di quanto lei ci tenga. Però per quanto concerne questo Perpendicolare, mi permetto di dire: occhio. E’ un bellissimo lavoro. Forse la gente verrà ad assistervi pensando che sia un contenitore per le tue canzoni. Ma non lo è, è qualcosa di più. Bis e finali aneddotici non gli rendono giustizia. Non temere. La tua umanità c’è già, dall’inizio alla fine… e anche prima. Brava.