Necessità, virtù e bizzaria

Per la nuova stagione, il Teatro di Rifredi scommette sugli allestimenti nati e cresciuti sul suo palco

di David Della Scala

 

Le ripartenze sono emozionati. Nello slancio che dà inizio a una nuova corsa ogni ansia si dipana e la tensione accumulata diventa energia propulsiva, inaspettata e opportuna risorsa. Avviene ad ogni ripartenza o meglio dovrebbe avvenire perché, inutile raccontarci balle, quest’anno è tutto diverso, tutto più difficile. Come ogni anno, anche quest’anno il teatro riparte. E lo fa come sempre col sorriso amaro dell’amante rassegnata ad esser tanto vezzeggiata a parole quanto bistrattata nei fatti, con la passione che è la sua linfa e al contempo la sua condanna. Purtroppo però quest’autunno il teatro riparte sapendo di avere un’ulteriore incertezza con cui doversi destreggiare perché della corsa che lo aspetta non si conoscono il terreno, le condizioni atmosferiche e persino la durata. Eppure a questa premessa preoccupante si contrappone qualcosa che potrebbe sembrare un’ironia inopportuna o un cinico sarcasmo, ma che invece è un dato di fatto: se questa è una situazione drammatica, chi meglio del teatro è in grado di affrontarla?

Durante la conferenza stampa per l’apertura della nuova stagione 2020/2021, il Teatro di Rifredi non ha solo presentato un cartellone di spettacoli, ma ha condiviso le intenzioni e il pragmatismo che hanno generato il suo progetto, questa “prima parte” di un’offerta ben strutturata, e pienamente in linea con il percorso artistico tracciato negli anni precedenti, che accompagnerà gli spettatori almeno fino alla fine dell’anno. Alla ripartenza di quest’anno così complicato il Teatro di Rifredi si presenta con una ricetta studiata per affrontare la situazione contingente.

Affrontarla con il lavoro, come ha sottolineato Giancarlo Mordini, direttore del Teatro Di Rifredi nella conferenza stampa di presentazione della stagione 2020/2021: “La nostra parola d’ordine è stata lavoro. Per noi come compagnia, per gli artisti, per i dipendenti con il ritorno di tutti gli stagionali, risparmiando sulle indennità ai soci. Questa è la nostra 35esima stagione e non volevamo venir meno agli impegni produttivi.”                              E con la consapevolezza di poter offrire un ambiente sicuro, strutturalmente consono alla gestione dell’afflusso di spettatori. Il regista Angelo Savelli parla di dati oggettivi: “Le statistiche ci dicono che il teatro è uno dei luoghi più sicuri. Dall’inizio della pandemia su 350000 spettatori, si è registrato un solo contagio.”

A questo proposito, “Una Bizzarra Stagione” (così il Teatro Di Rifredi ha ironicamente ed eufemisticamente intitolato il cartellone) fa del necessario distanziamento tra gli spettatori, l’immagine di copertina della stagione teatrale. Un nutrito e grottesco gruppo di animali antropomorfi, eleganti busti umanoidi con la testa di un leone, di una zebra, di un gatto, di un’antilope e via dicendo, che occuperà infatti i posti vuoti tra i 150 disponibili in platea. Un divertente escamotage che senza dubbio sdrammatizzerà l’imbarazzo di chi cerca il suo posto e quando le luci si accenderanno a fine spettacolo inviterà gli attori a sospendere a loro volta l’incredulità, per godersi l’applauso di un teatro di nuovo pieno. Di necessità, bizzarra virtù.

Per quanto riguarda gli spettacoli, la proposta di Rifredi è incentrata su quei testi che sono il fiore all’occhiello del Teatro e della Compagnia Pupi e Fresedde e che hanno fatto loro meritare quel bel Premio Ubu per la diffusione della drammaturgia internazionale. Si inizia il 21 ottobre con Carmine Maringola nella lettura scenica de L’IRA DI NARCISO di Sergio Blanco, il drammaturgo uruguaiano che il Teatro di Rifredi ha fatto conoscere al pubblico italiano nella stagione dell’anno scorso. Sempre di Blanco, tornerà in scena TEBAS LAND con Ciro Masella e Samuele Picchi, una densissima drammaturgia e un confezionamento di spettacolare valore scenografico e architettonico. Tornerà la spigolosa e trascinate ironia di Remi De Vos di TRE ROTTURE con Monica Bauco e Riccardo Naldini e di OCCIDENTE interpretato da Serra Yilmaz e Ciro Masella. Testi bellissimi vivificati sul palco di Rifredi dalla regia, la traduzione e soprattutto dall’appassionato impegno di Angelo Savelli.                                                                                              Sempre firmata da Savelli vedremo poi una riduzione spigliata, ideata per una fresca compagnia di giovani attori, del romanzo italiano per antonomasia: I PROMESSI SPOSI OVVERO: QUESTO SPETTACOLO NON S’HA DA FARE. Da tre anni ospite fissa a Rifredi,  COB-Compagnia Opus Ballet diretta fin dalla sua fondazione da Rosanna Brocanello, festeggerà dieci anni di attività con GALA. Il teatro canzone tra palco e youtube di Lorenzo Baglioni coinvolgerà il pubblico del suo CHIACCHIERE E CANZONI e la premiata coppia Gaia Nanni e Alessandro Riccio farà ridere e commuovere nella notte di capodanno con il micidiale meccanismo de LA MECCANICA DELL’AMORE. E segnaliamo con particolare interesse la presenza in cartellone del collettivo InQuantoTeatro, coi suoi attori/autori che durante il lockdown ci hanno fatto compagnia con la produzione di diversi contenuti sperimentali, che sarà impegnato non solo nella domenica per le famiglie con il loro STORTO, ma anche nella messa in scena di GAME OVER/continue?, scritto da Andrea Falcone e Matilde Piran e diretto da Giacomo Bogani.

In una stagione così delicata, il Teatro di Rifredi punta soprattutto sugli spettacoli che nel corso degli ultimi anni ha creato, curato e fatto crescere sul proprio palco. E così un momento difficile diviene occasione per mettere alla prova il saper fare, il saper costruire. In quel bizzarro lavoro, ma fieramente lavoro, che è fare teatro.